Oggi scopriamo, grazie alla rivelazione di un pentito , che tonnellate e tonnellate di scorie radioattive sono sepolte in fondo al mare, provenienti , con molta probabilità , dall’attività produttiva di industrie farmaceutiche e , chissà , magari un giorno scopriremo, anche dall’ attività produttiva di centrali nucleari . Si parla di 30 navi affondate quà e là a largo delle coste della Calabria (Cetaro, Maratea, Tropea, Metaponto, Scilla e Cariddi ,…), ma anche, secondo le più recenti rivelazioni, a largo delle coste della Toscana (Livorno, La Spezia), per non parlare, poi, dei traffici verso alcuni paesi dell’ Africa, argomento per il quale, probabilmente, la giornalista Ilaria Api è stata assassinata. ” Mare nostrum”, quindi, trasformato in “mare mostrum” dalla malavita organizzata che riceveva , per questo, compensi miliardari, con la complicità di settori della politica e dei servizi segreti deviati di un tempo (stiamo parlando del 1987- 1992). Chissà se avremo la capacità e le risorse necessarie per individuare e recuperare tali veleni in fondo al mare, io me lo auguro e ringrazio quanti si stanno adoprando per verificare e far venire alla luce tutto questo. Ma questo disastro ecologico che , a quanto pare, è solo al punta dell’ iceberg, non può che farci riflettere sull’adeguatezza o meno di alcune scelte di sviluppo economico varate dal Governo, come la reintroduzione per legge del nucleare , che un referendum popolare aveva bandito. Non c’ è dubbio che la costruzione di nuove centrali nucleari (la prima entro il 2013 ) potrà attenuare la nostra dipendenza energetica dagli altri paesi e forse ci farà raggiungere più facilmente gli obbiettivi di riduzione di Co2 previsti dal protocollo di Kyoto, ma , tale scelta, al di là delle disastrose conseguenze che potrebbero verificarsi in caso di incidente nucleare sempre possibile, riproporrà il grosso problema dello stoccaggio e della messa in sicurezza delle scorie radioattive prodotte che, come si sa, nessuno vuole e che, forse, per questo motivo gente senza scrupoli occulta anche in fondo al mare. Questo è uno scotto che il nostro Paese non può permettersi di pagare. O si trova una soluzione sicura e condivisa a quest’incognita (e al momento non c’è), o è meglio aspettare i reattori del futuro che saranno in grado di risolvere questo problema . Nell’attesa il divario energetico potrebbe essere colmato implementando ulteriormente le fonti rinnovabili, che la tecnologia degli ultimi anni ha reso competitive in termini di resa e di costi, anche nei confronti del nucleare. E chissà che tale scelta, se intrapresa, non potrebbe rappresentare anche la panacea del grosso male della disoccupazione.
![scorie-radioattive[1]](http://rinocavaliere.files.wordpress.com/2009/09/scorie-radioattive1.jpg?w=150&h=105)