La televisione è, tra i mass-media, uno dei mezzi di comunicazione più diffusi in Italia e non solo, e non v’è dubbio che, per il passato, un buon uso della stessa ha consentito la crescita culturale e la formazione di una coscienza democratica d’ampie fasce popolari del Paese. Oggi però, specialmente dopo l’avvento della TV commerciale, non sempre di questo mezzo se ne fa un uso corretto e i suoi contenuti sono spesso una mistificazione della realtà che lo spettatore ignaro è costretto a prendere per verità. Questo succede quotidianamente nei messaggi pubblicitari, nei tolk-show, nei dibattiti politici., nei telegiornali ecc.. Un mezzo, quindi, non d’informazione intesa come pura e semplice trasmissione dei fatti, ma di condizionamento del pensiero e dei costumi d’ampie fasce sociali che, per pigrizia o impossibilità, s’informa solo attraverso il tubo catodico. Uno strumento di un immenso potere, in grado di far pendere la bilancia dall’una o dall’altra parte: bene/male, legge/violenza, verità/mistificazione, sinistra/destra.
E se una grossa concentrazione di reti private rappresentava, già di per se una realtà inammissibile per un sistema democratico, soprattutto ai fini di un confronto politico e della ricerca di un consenso elettorale, figuriamoci se il proprietario delle stesse reti private, ha la possibilità, come oggi, di controllare anche le tre reti del servizio pubblico. Così, oggi, anche per colpa di una sinistra compiacente e distratta che non è stata in grado di esprimere una regolamentazione capace di evitare una tale concentrazione nelle mani di una solo persona, ci sciroppiamo giornalmente una sorta di monocolore televisivo agli ordini del “regime”.
La propaganda, ormai, avviene spudoratamente a reti unificate su qualsiasi TG nazionale, rafforzata, di tanto in tanto, dagli editoriali dei “direttorissimi” compiacenti, mentre le notizie scomode sono sfacciatamente omesse, o, quantomeno, alterate nel suo significato reale. E così in TV passa per gossip o per una semplice vicenda privata, uno dei maggiori scandali pubblici che ha dominato le prime pagine dei giornali nazionali e internazionali, in altre parole la vicenda Daddario, oppure una prescrizione di reato per decorrenza dei termini, quale quella dell’avv. Mills nel processo Mediaset, diventa una sentenza d’assoluzione piena.
Mezze verità e cose non dette anche sulla cricca degli appalti della protezione civile e sulla più recente inchiesta della P3 (loggia massonica composta di politici, imprenditori e magistrati faccendieri che, all’ombra del Palazzo, tramavano contro la democrazia del ns. Paese. Altro che pensionati). E che dire dell’epurazione dei vari direttori e giornalisti scomodi magari con la scusa del cambio generazionale (Ruffini, Ferrario, Busi e tra non molto anche Mineo ) o del tentativo di imbavagliare trasmissioni scomode fuori dal coro come: Annozzero, Ballarò, Parla con me , magari anche con l’aiuto compiacente dell’Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni (vedi inchiesta di Trani ). Se insieme con tutto questo ci mettiamo il DDL intercettazioni (la cosiddetta legge bavaglio che con la scusa di preservare la privacy del cittadino, vuole imbavagliare anche la carta stampata) n’esce un quadro poco rassicurante per la ns. libertà d’informazione, che è costantemente attentata e che stiamo perdendo un pezzo alla volta.
Non è un caso se l’accreditato istituto di ricerca americano Freedom House, nel suo rapporto 2010 sulla liberta d’informazione, ci ha classificato come un paese “Partly Free”, ovvero parzialmente libero, al 75° posto nel mondo, dopo il Sud Africa, il Tonga, il Benin e l’India.
Che soddisfazione !
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